n. 9 Comunicazione alle famiglie e agli alunni nel nuovo anno scolastico

N. 9 Comunicazione del 9/09/2019

Alle Famiglie e agli alunni

Oggetto: Comunicazione alle famiglie e agli alunni nel nuovo anno scolastico

Oggi, 9 settembre 2019,  la nostra scuola, la nostra comunità educante apre le porte ai nuovi alunni desiderosi di crescere e di continuare ad imparare nel loro percorso personale d’identità.

L’invito che rivolgo alle famiglie che accompagnano i nuovi alunni e a quelle che continuano insieme questo cammino non prevedibile, a tratti scorrevole, a tratti impervio, è quello di fiancheggiare la scuola. La consapevolezza delle difficoltà da affrontare in un quinquennio, alla luce della velocità di cambiamento delle mode e degli schemi culturali della società attuale, deve spingere ogni giorno scuola e famiglia “a fare i conti” con il principio di realtà: ciò vuol dire guardare con onestà il successo dei nostri figli/alunni, ma anche l’insuccesso, spesso  imputabile a fattori che nell’arco di un un solo anno scolastico non possono essere controllati, perché richiedono più temp o mezzi esterni. Insieme possiamo fare tanto.

Nell’incontro di tante richieste e nel percorso di studio ci sia sempre il rispetto delle persone, dei luoghi, delle cose e delle regole che ad oggi consentono quotidianamente di fare scuola.

Ci sia il piacere di studiare, di faticare, l’impegno, la costanza nei mesi e non solo nei giorni.

Ci sia il piacere di un confronto onesto e leale da cui i nostri figli/alunni impareranno a capire che il valore della sincerità esiste e genera persone complete e autentiche.

Ci sia, infine, il gusto del bello, il piacere della gentilezza, del non dovuto. Ci sia il piacere di leggere, scrivere, parlare con grazia e ascoltare.

Mi piace, da ultimo, condividere con voi uno spunto di riflessione, che riporta al senso profondo (“il midollo”) della crescita di un  paese e di una comunità educante, che è la scuola:

«Noi pure siamo tra quelli che credono in una letteratura che sia presenza attiva nella storia, in una letteratura come educazione, di grado e di qualità insostituibile. Ed è proprio a quel tipo d’uomo o di donna che noi pensiamo, a quei protagonisti attivi della storia, alle nuove classi dirigenti che si formano nell’azione, a contatto con la pratica delle cose. La letteratura deve rivolgersi a quegli uomini, deve – mentre impara da loro – insegnar loro, servire a loro, e può servire solo in una cosa: aiutandoli a essere sempre più intelligenti, sensibili, moralmente forti. Le cose che la letteratura può ricercare e insegnare sono poche ma insostituibili: il modo di guardare il prossimo e se stessi, di porre in relazione fatti personali e fatti generali, di attribuire valore a piccole cose o a grandi, di considerare i propri limiti e vizi e gli altrui, di trovare le proporzioni della vita, e il posto dell’amore in essa, e la sua forza e il suo ritmo, e il posto della morte, e il modo di pensarci o non pensarci; la letteratura può insegnare la durezza, la pietà, la tristezza, l’ironia, l’umorismo, e tante di queste cose necessarie e difficili. Il resto lo si vada a imparare altrove, dalla scienza, dalla storia, dalla vita, come noi tutti dobbiamo continuamente andare ad impararlo».

(Italo Calvino, da “Il midollo del leone”, in “Una pietra sopra”)

La Dirigente

Prof.ssa Salvina Gemmellaro

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